Batacchio – terzo episodio

Batacchio era davvero figo. 

“E ora vai, corri al ballo ma ricorda solo una cosa, la più importante: questa magia durerà solo fino a mezzanotte, entro il dodicesimo rintocco del campanile tutto ciò che ho fatto sparirà! La Lambo tornerà zucca ed il tuo vestito sarà di nuovo una tuta della minchia.”

Batacchio, che ancora non credeva a quello che gli stava succedendo, non se lo fece ripetere due volte: salì sulla potente auto, mise in moto e partì sgommando per il castello.
Alla prima curva si schiantò contro un albero. 
“Figlio mio, ma non hai visto quella cazzo di curva” disse la fata Madrina scuotendo la testa. 
“Eh ma anche tu…mi dai un auto che manco ho la patente… Non potevi darmi una cazzo di carrozza come fanno nelle fiabe?”
Così la fata Madrina trasformò quello che restava della Lamborghini in un taxi con autista, Batacchio salì e via alla festa! 

Al castello era tutto un susseguirsi di musiche e danze, e Batacchio fu ricevuto con gli omaggi che si riservano ad un influencer di Instagram.
Le persone presenti al gran ballo iniziarono a chiedersi da dove mai venisse quel figo.

La Principessa aveva promesso un ballo a tutti i ragazzi presenti, ma quando finalmente fu il turno di Batacchio, non volle più ballare con nessun altro.
Tutti gli altri ragazzi diventarono verdi d’invidia, compresi la matrigna ed i fratellastri di Batacchio.
Così la Principessa e Batacchio continuarono a ballare per tutta la serata. 

“Ma cosa hai in tasca…che sento una cosa cilindrica e dura che mi si struscia da quando abbiamo iniziato a ballare…” chiese la Principessa. 
“In realtà in tasca ho nulla Vostra Grazia” rispose Batacchio. 
La Principessa si bloccò e guardò Batacchio. 
“Vuoi dire che ciò che sento è il tuo…”
“Esatto, è il mio…”

La Principessa prese per mano Batacchio, sgattaiolarono via dalla festa, approfittando del fatto che il dj aveva iniziato a mettere i balli di gruppo e gli ospiti erano alle prese con un alligalli e lo condusse in una stanza. 
Gli sbottonò i pantaloni, giù la zip, giù i boxer e quando vide quel bendidio lasciò partire una bestemmia di gioia. 
Prese un metro da sarta, misurò la lunghezza e la circonferenza del cazzo di Batacchio e si diresse verso un armadio. Aprì un’anta e dentro c’erano, ordinati per dimensione, centinaia di profilattici. 
“Ecco, la misura 5XL dovrebbe andare” 
Prese la scatola, tornò da Batacchio, ne estrasse uno che aprì con cautela e con il quale inguainò l’attrezzo che di lì a poco l’avrebbe fatta stare bene. 
Si mise di spalle, ti tolse le mutandine, sollevò il vestito e si appoggiò al muro. 
“Ora scopami!”

Batacchio avvicinò la punta del suo uccello a quella fica vogliosa quando dal campanile della chiesa si udirono i primi rintocchi.
Era mezzanotte, cazzo. 
Batacchio fu preso dal panico.
“Mi scusi sua maestà, ma io ora devo proprio andare…” si congedò frettolosamente dalla Principessa che non capiva il perché di una fuga così improvvisa, così decise di rincorrerlo.

Batacchio correva veloce, ma mentre scendeva la scalinata che portava al taxi e si stava ricomponendo, perse il profilattico.
Salì in auto, disse al tassista di partire e corse verso casa.
Alla Principessa non rimase altro da fare che raccogliere il profilattico e leccarlo, mentre vedeva l’auto di quel bel cazzo senza nome che si allontanava a tutta velocità.

Non appena dal campanile arrivò il dodicesimo rintocco, il taxi svanì e Batacchio tornò ad essere vestito come un camionista bielorusso. 
Per fortuna era ormai abbastanza lontano dal castello e nessuno vide nulla, così si incamminò verso casa. 

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