Tag: fiabe

  • Batacchio – finale di stagione

    Il giorno dopo la matrigna ed i fratellastri erano furenti: avevano saputo che la Principessa aveva ordinato alle sue guardie di cercare quel ragazzo ben dotato.

    Per essere certi che il ragazzo fosse quello giusto, avrebbero fatto calzare il profilattico per scoprire quello al cui cazzo avrebbe calzato alla perfezione.
    Dopo qualche giorno dunque le guardie bussarono anche alla porta della casa di Batacchio.
    “Vai a nasconderti subito nell’orto” disse la matrigna a Batacchio “che sennò ci fai fare brutta figura.”
    Così Batacchio si mise a fare lavori nell’orto, mentre intanto cercava di origliare cosa stesse succedendo in casa.

    Ovviamente a nessuno dei fratellastri, per quanto provassero e riprovassero, il preservativo andava bene, così le guardie dopo innumerevoli prove sentenziarono che nessuno dei due era il ragazzo del ballo; ma quando uscirono di casa, ad una delle guardie cadde l’occhio proprio nell’orto dove stava Batacchio e, visto il ragazzo, lo chiamarono per fargli provare il profilattico.

    “Ma cosa volete far provare il profilattico a quel coglione…non vedete che è vestito di stracci?” disse la matrigna quando si accorse delle intenzioni delle guardie “non avrebbe mai potuto partecipare al gran ballo conciato a quel modo!”
    “Noi abbiamo l’ordine di far provare il profilattico a tutti i ragazzi del regno, nessuno escluso!”
    La matrigna dopo quelle parole non ebbe il coraggio di aggiungere nulla.

    A Batacchio batteva forte il cuore:
    quello era il profilattico che gli aveva messo la Principessa.
    Mentre la guardia si inchinava per infilarglielo Batacchio tremava, e per la paura chiuse gli occhi, finché non sentì il profilattico perfettamente calzato sul cazzo e la guardia esclamare a gran voce:
    “È lui!!!”

    Batacchio riaprì gli occhi, il profilattico era lì sul suo grosso uccello.

    “Non è possibile!” esclamò la matrigna.
    “Non è possibile!” ribatterono i fratellastri.
    “Non è possibile!” disse uno che passava di lì, un certo Rocco Antonio Tano che qualche anno dopo diventerà famoso con il nome di Rocco Siffredi.

    Le guardie chiamarono una carrozza ed invitarono Batacchio a salirci sopra.
    “Sua maestà la Principessa la sta aspettando a corte” dissero le guardie facendolo salire, e la carrozza partì verso il castello sotto lo sguardo esterrefatto della matrigna e dei fratellastri.

    E così una volta giunta a corte la Principessa riconobbe in Batacchio il ragazzo con cui aveva ballato un’intera sera e che stava per scopare, così gli propose di sposarlo; Batacchio felice come non mai accettò, e di lì a poco si sarebbero celebrate le più belle nozze del regno.

    Sarebbero vissuti tutti felici e contenti se Batacchio non avesse contratto una rara infezione trasmessa con il preservativo fatto provare a decine di uomini; morirà dopo due giorni dalle nozze.

  • Batacchio – terzo episodio

    Batacchio era davvero figo. 

    “E ora vai, corri al ballo ma ricorda solo una cosa, la più importante: questa magia durerà solo fino a mezzanotte, entro il dodicesimo rintocco del campanile tutto ciò che ho fatto sparirà! La Lambo tornerà zucca ed il tuo vestito sarà di nuovo una tuta della minchia.”

    Batacchio, che ancora non credeva a quello che gli stava succedendo, non se lo fece ripetere due volte: salì sulla potente auto, mise in moto e partì sgommando per il castello.
    Alla prima curva si schiantò contro un albero. 
    “Figlio mio, ma non hai visto quella cazzo di curva” disse la fata Madrina scuotendo la testa. 
    “Eh ma anche tu…mi dai un auto che manco ho la patente… Non potevi darmi una cazzo di carrozza come fanno nelle fiabe?”
    Così la fata Madrina trasformò quello che restava della Lamborghini in un taxi con autista, Batacchio salì e via alla festa! 

    Al castello era tutto un susseguirsi di musiche e danze, e Batacchio fu ricevuto con gli omaggi che si riservano ad un influencer di Instagram.
    Le persone presenti al gran ballo iniziarono a chiedersi da dove mai venisse quel figo.

    La Principessa aveva promesso un ballo a tutti i ragazzi presenti, ma quando finalmente fu il turno di Batacchio, non volle più ballare con nessun altro.
    Tutti gli altri ragazzi diventarono verdi d’invidia, compresi la matrigna ed i fratellastri di Batacchio.
    Così la Principessa e Batacchio continuarono a ballare per tutta la serata. 

    “Ma cosa hai in tasca…che sento una cosa cilindrica e dura che mi si struscia da quando abbiamo iniziato a ballare…” chiese la Principessa. 
    “In realtà in tasca ho nulla Vostra Grazia” rispose Batacchio. 
    La Principessa si bloccò e guardò Batacchio. 
    “Vuoi dire che ciò che sento è il tuo…”
    “Esatto, è il mio…”

    La Principessa prese per mano Batacchio, sgattaiolarono via dalla festa, approfittando del fatto che il dj aveva iniziato a mettere i balli di gruppo e gli ospiti erano alle prese con un alligalli e lo condusse in una stanza. 
    Gli sbottonò i pantaloni, giù la zip, giù i boxer e quando vide quel bendidio lasciò partire una bestemmia di gioia. 
    Prese un metro da sarta, misurò la lunghezza e la circonferenza del cazzo di Batacchio e si diresse verso un armadio. Aprì un’anta e dentro c’erano, ordinati per dimensione, centinaia di profilattici. 
    “Ecco, la misura 5XL dovrebbe andare” 
    Prese la scatola, tornò da Batacchio, ne estrasse uno che aprì con cautela e con il quale inguainò l’attrezzo che di lì a poco l’avrebbe fatta stare bene. 
    Si mise di spalle, ti tolse le mutandine, sollevò il vestito e si appoggiò al muro. 
    “Ora scopami!”

    Batacchio avvicinò la punta del suo uccello a quella fica vogliosa quando dal campanile della chiesa si udirono i primi rintocchi.
    Era mezzanotte, cazzo. 
    Batacchio fu preso dal panico.
    “Mi scusi sua maestà, ma io ora devo proprio andare…” si congedò frettolosamente dalla Principessa che non capiva il perché di una fuga così improvvisa, così decise di rincorrerlo.

    Batacchio correva veloce, ma mentre scendeva la scalinata che portava al taxi e si stava ricomponendo, perse il profilattico.
    Salì in auto, disse al tassista di partire e corse verso casa.
    Alla Principessa non rimase altro da fare che raccogliere il profilattico e leccarlo, mentre vedeva l’auto di quel bel cazzo senza nome che si allontanava a tutta velocità.

    Non appena dal campanile arrivò il dodicesimo rintocco, il taxi svanì e Batacchio tornò ad essere vestito come un camionista bielorusso. 
    Per fortuna era ormai abbastanza lontano dal castello e nessuno vide nulla, così si incamminò verso casa. 

  • Batacchio – secondo episodio

    Come ovvio, i fratellastri si accanirono ancora di più su Batacchio, invidiosi del suo uccello; la matrigna all’apparenza sembrava più gentile, ma appagate le sue voglie tornava a trattarlo di merda come sempre.

    Le voci sulla dotazione di Batacchio corsero veloci in paese, al punto che centinaia di persone chiesero alla matrigna di partecipare ai suoi eventi orgiastici; in risposta la pornostar smise di organizzarli: non tollerava che i propri figli venissero presi in giro e che il suo figliastro fosse diventato così popolare. 

    Un giorno però nel paese accadde un fatto davvero straordinario; dal castello arrivò un messaggero del Re che proclamò:
    “la figlia del re, la Principessa erede al trono, ha indetto un gran ballo nelle sale reali a cui sono invitati tutti i ragazzi del regno in età da moglie!”

    La verità era che la Principessa partecipava di nascosto alle orge organizzate dalla matrigna di Batacchio e la sera in cui il giovane rivelò la sua dote nascosta lei non era potuta andare perché in preda a un virus influenzale. 
    Le avevano parlato delle enormi qualità di un ragazzo all’interno della casa della pornostar ma nessuno sapeva che quello fosse il suo figliastro. 
    Fatto sta che voleva trovarlo a tutti i costi: non sopportava l’idea che ci fosse in giro un cazzo del genere che non poteva cavalcare. 

    Quando la matrigna lo venne a sapere prese i suoi due figli ed iniziò a prepararli come principi per il gran ballo.
    Batacchio, che stava correndo a destra e sinistra per obbedire agli ordini dei tre aguzzini, sognava ad occhi aperti di quanto sarebbe stato bello poter partecipare a quel gran ballo, poter uscire da quella casa, conoscere gente e magari trovare una che lo sposasse… 
    Così prese coraggio e disse alla matrigna:
    “Vorrei anche io partecipare al ballo! L’invito è aperto a tutte i ragazzi del regno in età da moglie…”
    La matrigna e i suoi fratellastri, guardandolo tutto sudato e vestito di stracci, si misero a ridere.
    “Come pensi di presentarti al castello? Vestito come un barbone?” e se ne andarono, facendogli capire che non c’era nessuna possibilità che lui partecipasse al ballo.

    Così arrivò la grande serata. 
    Batacchio vide la matrigna ed i fratellastri prepararsi e vestirsi con abiti meravigliosi. 
    Aspettò che uscissero di casa, e una volta che si furono allontanati iniziò a smadonnare in lingue morte.
    Le sue bestemmie erano così tante che si diffusero nell’etere. 

    All’improvviso, come per magia, davanti a Batacchio si materializzò una fata!
    “Su non fare così Batacchio mio…” disse la fata Madrina.
    “Chi ha parlato!?” esclamò Batacchio che a furia di seghe stava perdendo diottrie e non riusciva a vederci bene.
    “Sono io, la tua fata Madrina, e vedrai che adesso sistemeremo un po’ di cose…”
    “La mia fata Madrina?” chiese stupito Batacchio “… e cosa dovremmo sistemare?”
    La fata Madrina non rispose: si inginocchiò davanti a lui, gli calò i pantaloni della tuta e prese a fargli un pompino. 
    Dopo cinque minuti Batacchio raggiunse l’orgasmo. 

    “Beh, tanto per iniziare” disse la fata leccando uno schizzo di sborra dalle labbra” ti piacerebbe partecipare al gran ballo di stasera?
    “Ma certo! Mi piacerebbe tanto…” rispose Batacchio che si stava tirando su i pantaloni “… ma come faccio? Non ho neppure un abito decente…solo tute imitazione Adidas…”
    “Di questo non ti devi preoccupare; piuttosto, portami una zucca.”
    “Una zucca?” chiese sorpreso Batacchio, ma senza chiederle il perché si precipitò nell’orto a prenderne una bella tonda e gliela portò.

    Così, la fata Madrina di fronte agli occhi stupefatti di Batacchio, pronunciò una formula magica in dialetto Veneto, emise un paio di rutti e trasformò la zucca in una splendida Lamborghini Revuelto. 
    Batacchio rimase a bocca aperta, e non riusciva a pronunciare nemmeno una parola per la meraviglia.

    “E ora veniamo a te, mio bel maschione” disse la fata che in un colpo di bacchetta magica trasformò la tuta in acetato di Batacchio in un magnifico abito bianco, con camicia e scarpe nere, degno di Tony Manero.
    “Ma… ma… ma è stupendo!” balbettava Batacchio “come posso ringraziarti fata Madrina!?”
    La fata sorrise, si mise prona sul tavolo e disse:
    “scopami il culo!”

  • Batacchio

    E se ci avessero sempre mentito? E lo avessero fatto con dal primo giorno? 

    Non posso ovviamente svelarti la fonte, ma sono venuto a conoscenza di roba grossa…che scotta… 

    Mi hanno detto che la fiaba di Cenerentola è un plagio e che la vera storia non vede come protagonista una ragazza, bensì un ragazzo: Batacchio. 

    Ecco come andarono realmente le cose. 

    C’era una volta un ragazzo di nome Scirocco, ma da tutti veniva ormai chiamato Batacchio. 

    Dovete infatti sapere che Batacchio era stato un bimbo molto sfortunato: crebbe senza la mamma fin da quando era molto piccolo. 

    Il caro papà, di professione spacciatore di anfetamine, si era invaghito di una pornostar ligure e così organizzò un finto incidente per sbarazzarsi della moglie, assoldando un tossico che la investì sulle strisce. 

    La povera donna era incinta: lei morì, ma il bimbo che portava in grembo si salvò e, dato che era stata investita da una Volkswagen Scirocco, il piccolo venne chiamato con quel nome. 

    Così, tolta di mezzo la moglie, il padre di Batacchio, per cercare di dargli una figura materna, sposò la pornostar, anche lei con due figli, con i quali era sempre dolce e benevola, ma si rivelò poi molto severa e ingiusta con Batacchio.

    Il padre cercava sempre di rincuorarlo ma, ahimè, anche lui poco dopo morì, causa esplosione del laboratorio nel quale stava preparando le anfetamine e così Batacchio si ritrovò solo, ma grazie alle pastiglie colorate che produceva il papà, rimaneva sempre allegro e sorridente.

    La matrigna iniziò a trattarlo sempre peggio, gli faceva fare tutte le faccende domestiche e i lavori più pesanti facendosi servire come se fosse una gran signora, mentre i fratellastri gli facevano ogni tipo di scherzo, visto che erano invidiosi del suo… 

    Diciotto anni prima, in un ospedale non meglio identificato. 

    “L’abbiamo persa” disse il chirurgo “cerchiamo almeno di salvare il bambino!”

    Poi, rivolgendosi all’infermiere accanto a sé:

    “e la smetta di palparle le tette! È ancora calda ma è un cadavere, cazzo!“

    Dovevano fare in fretta se volevano salvare il bambino. 

    “Dobbiamo fare un cesareo” disse il medico. 

    “Ehm, non possiamo…i bisturi sono ancora in sala mensa che li abbiamo usati la sera scorsa per affettare gli strolghini” rispose l’addetto ai ferri. 

    “E ma cazzo, non si lavora così…” disse il medico alquanto contrariato. 

    “Vabbè allora faccio io…che mio zio era veterinario e faceva così quando doveva far nascere i vitelli”. 

    Infilò la mano nel canale vaginale: avrebbe afferrato per le gambe il nascituro e tirato ma…

    “Cazzo è un bimbo deforme…ha tre gambe e non due…”

    Diciotto anni dopo. 

    La matrigna di Batacchio era solita organizzare serate di scambisti, orge per un pubblico selezionato, alle quali partecipavano anche i suoi due figli; lei avrebbe voluto seguissero le orme materne ed entrare nel mondo del porno, ma non erano particolarmente dotati ed erano oggetto di scherno in quelle serate, per via dei loro cazzetti. 

    Uno dei partecipanti all’orgia, che aveva un bisogno impellente da espletare, lasciò il groviglio di corpi eccitati e sudati per andare in bagno ma era la prima volta che si trovava in quella casa e non sapeva dove si trovasse. 

    Aveva chiesto alla padrona di casa dove fosse la toilette, ma il “asciascia buffascia fisciascia” che le uscì dalla bocca non fu particolarmente utile. 

    Del resto, se stai succhiando un enorme cazzo e lo hai tutto in gola, parlare risulta alquanto difficile; così si avventurò nella casa, domandandosi come facessero i ventriloqui. 

    Aprì una porta ma non era il bagno, bensì la camera nella quale Batacchio stava chiuso durante le orge. 

    Il ragazzo si stava masturbando, come molti fanno alla sua età; l’uomo sgranò gli occhi e restò a bocca aperta quando vide quel sontuoso palo di carne. 

    Tornò di corsa nella stanza dell’orgia:

    “oh, venite a vedere…qualcosa di inimmaginabile!”

    Gli altri smisero di fare ciò che stavano facendo e lo seguirono. 

    Alla vista del cazzo di Batacchio venne intonato un osanna; molte donne piansero di gioia, alcune squirtarono un getto così potente da rompere i vetri delle finestre. 

    Fu quella notte che Scirocco divenne Batacchio. 

  • Hänsel e Gretel: capitolo finale

    Sì, Gretel si ricordava benissimo l’episodio.

    Erano ad un rave organizzato da Bella & Bestia, un paio di deejay olandesi, quando Hänsel incontrò la Sirenetta. Dopo un paio di gin tonic e qualche pastiglia colorata, i due si appartarono e poco dopo vide Hänsel uscire di corsa da dietro un cespuglio.
    Gretel non ci fece caso, pensando che avesse avuto un attacco di cagotto, ma poi pensò che se fosse stato quello il problema, era già dietro un cespuglio e poteva farla lì, quindi lo seguì ed una volta raggiunto le disse che la Sirenetta era morta, dopo un pompino con ingoio.

    A Gretel si accese la classica lampadina.
    Iniziò a pensare alle fanciulle che avevano avuto una storia col fratello:
    Cenerentola, morta…Mulan, morta…Pocahontas, morta…la piccola Fiammiferaia, morta…
    O suo fratello era particolarmente sfigato oppure…

    “Vieni con me” disse Gretel, ed insieme uscirono dalla casa.
    Nel prato accanto videro un bellissimo cerbiatto, noto nella zona con il nome di Bambi.
    Questo elegante quadrupede era, in realtà, un trans dedito alla prostituzione.
    Gretel lo chiamò e Bambi andò verso loro.
    “Quanto vuoi per succhiarlo a mio fratello?”
    “Cento euro” rispose il cervide.
    “Affare fatto” rispose Gretel
    “Forza, tiralo fuori e fattelo succhiare” disse poi rivolgendosi al fratello.
    “Ma sono appena venuto” piagnucolò Hänsel “come faccio”.
    “Aspettami qua” disse Gretel rientrando in casa.
    Ne uscì poco dopo, portando con sé un flaconcino dorato.
    “Bevi questo, tutto!”
    Hänsel obbedì e pochi istanti dopo ebbe un’erezione così potente da strappare la patta dei pantaloni.
    A quella vista Bembi ululò di gioia, si avvicinò ad Hänsel, si inginocchiò e prima di cominciare a succhiarlo disse:
    “Mi sa che ti farò un po’ di sconto…che mica capita tutti i giorni tutto questo bendidio…”
    Bastò meno di un minuto ad Hänsel per venire. Ovviamente Bambi ingoiò tutto e pochi istanti dopo, stramazzò al suolo stecchito.

    “L’avevo capito cazzo” disse Gretel trionfante “hai la sborra avvelenata fratellino” disse ad Hänsel.
    “Hai idea che potremmo diventare dei killer a pagamento? Faremmo un sacco di soldi e nessuno potrebbe risalire a noi. Chi va a pensare che uno possa schizzare dall’uccello roba velenosa…”
    “Ok ma io voglio prima farmi Blancaneves. Me lo sono dovuto far succhiare da una vecchia strega e da un cazzo di cerbiatto: mi sembra di essermi meritato una scopata con una bella figa no?”
    Gretel concordò ma c’era il problema della formula magica.

    Tornarono in casa e cercarono ininterrottamente per ore ma senza successo.
    Stavano per perdere le speranze quando, da un volume che stava sfogliando Hänsel cadde un fogliettino.
    Gretel si chinò, lo raccolse e lo lesse:
    FORMULA SEGRETA POTENTISSIMA: USARE CON CAUTELA!
    “Sai cosa ti dico? Mi sono rotta il cazzo di cercare: prendiamo questa e andiamo. Se è potentissima, aprirà il sarcofago come niente”.

    Hänsel e Gretel uscirono dalla casa della vecchia e percorsero al contrario il sentiero che qualche giorno prima era stato indicato dalla nutria.

    Due ore dopo si ritrovarono di nuovo nella radura, di fronte alla cassa nella quale giaceva colpita da un incantesimo Blancanieves.
    Attorno i Los Siete Enanitos e la nutria con gli occhiali.
    Hänsel si schiarì la voce e con solennità iniziò a recitare la formula magica trovata nella casa della strega.
    “KALIM RUGUTH ULIANIS FILENTI REGS ARRUTARSI DJENDLEAI”
    Tutti guardarono il sarcofago ma nulla, non si aprì.
    “Eppure è scritto così” disse perplesso Hänsel.
    “Forse andava recitato con accento bolognese” suggerì Gretel.
    Trascorsero due, forse tre secondi:
    il cielo improvvisamente si oscurò e dal centro si aprì un enorme buco nero che inghiottì l’intero pianeta e tutti coloro che lo abitavano.
    Hänsel ebbe appena il tempo di dire:
    “E niente, in ‘sta cazzo di storia non c’è verso di scopare” e scomparì.

  • Hänsel e Gretel – penultimo episodio

    Dopo circa due ore scorsero in lontananza una piccola casetta.
    Si avvicinarono e cercarono di sbirciare dentro ma le tende scure e pesanti non consentivano di vedere all’interno.
    “Ma sarà questa?” domando Hänsel.

    “Boh…prova ad assaggiare un pezzo di casa: se è la sua dovrebbe essere fatta di ciccioli” rispose Gretel.
    Hänsel ne staccò un pezzettino che mise in bocca e le sue papille gustative confermarono: ciccioli.

    Bussarono alla porta utilizzando un grosso batacchio di bronzo raffigurante un culatello.
    Pochi istanti dopo la porta si aprì lentamente, emettendo un sinistro cigolio.

    “Chi è che viene a rompere i coglioni a quest’ora tarda della notte?” disse dall’interno una vocina stridula.

    “Siamo Hänsel e Gretel… ci siamo perduti nel bosco”.
    Appena sentì quei due nomi, la strega balzò giù dalla poltrona sulla quale si stava masturbando con uno strolghino ed andò incontro ai due.
    “Ma prego, entrate. Mo che bei cinni che siete…come avete detto di chiamarvi?”
    “Hänsel e Gretel” ripeterono in coro.
    “Che cazzo di nomi sono… Da dove venite, siete dei crucchi? Ma gretel, non è un dolce dell’Alto Adige fatto con le mele? Ah, no…quello è lo strudel…”

    Hänsel e Gretel entrarono fingendosi intimoriti.
    La casa era molto piccola ma ordinata. Sulla parete opposta all’ingresso vi era una grande libreria colma di volumi. Al centro della stanza un grande tavolo con sopra un cesto portafrutta colmo di salsicce che, quindi, potremmo definire cesto portasalsicce.
    Appesi al soffitto, salami, cotechini, un paio di prosciutti e sette coppe.

    “Ah quelli appesi non sono mica da mangiare” disse la vecchia strega “che mi hanno trovato i valori del colesterolo un po’ alti e allora li uso come sex toys”
    Hänsel osservò un prosciutto enorme che sarà pesato 10 chili.
    “Ma anche quello?” domandò indicandolo.
    “Ah quello dietro, quando sono alla ricerca di emozioni forti” rispose la vecchia “ma sedetevi pure. Cosa posso offrirvi? Un bicchiere di lambrusco, un paio di sanguinacci? Due tortellini?”
    “Siamo dei bambini” rispose Gretel “non possiamo bere vino. Un bicchiere d’acqua è sufficiente”.

    Mentre la vecchia si dirigeva verso il frigorifero, Hänsel e Gretel presero a confabulare sottovoce.
    “Dobbiamo capire come farci dare la formula magica e per farlo dobbiamo assecondare i suoi desideri sessuali” disse Gretel.
    “Beh, io quel prosciutto nel culo non me lo faccio infilare” rispose Hänsel.
    “Ok, allora cerca di appartarti con lei e fattela dare…la formula.”

    La strega tornò con i due bicchieri d’acqua che porse ai due ospiti.
    “Prego, bevete pure che chissà quanta sete avrete. Ho una teglia di lasagne in forno, così mangerete anche qualcosa.”

    “In realtà” disse Hänsel “preferirei un limoncello”.
    “Ma come” rispose la vecchia “non vuoi bere il lambrusco perché siete bambini e poi mi chiedi il limoncello”?
    “Beh, siamo bambini speciali: la mamma ci ha svezzati a Sambuca” replicò Hänsel.
    “Mmmhhh…” disse la vecchia cercando nella credenza “vediamo…pozione magica contro la peluria delle ascelle, contro il tartaro, per far crescere il cazz…ehm…filtro d’amore per totani…no, niente limoncello, ma ho una bottiglia di Spyritus Vodka. Ha il 96% di alcol. L’ultima volta che l’ho bevuta mi è apparso sul divano Bob Marley, cazzo…”

    Prese tre bicchieri, si sedette al tavolo con Hänsel e Gretel, aprì la bottiglia e li riempì.
    “Alla salute” disse ed ingollò il liquido tutto d’un fiato. Poi si alzò ed emise una fiammata dal buco del culo che accese il caminetto dalla parte opposta della stanza.
    Hänsel portò il bicchiere alla labbra, ne deglutì una minima parte e sentì lo stomaco andare a fuoco.
    “Cazzo se è forte” disse, prima di emettere un rutto fiammeggiante che arrostì le salsicce sul tavolo.
    “Io passo” disse Gretel, che voleva restare lucida per gestire la situazione.

    L’alcol ci mise poco a fare effetto e la strega iniziò a sentire un piacevole formicolio tra le cosce; guardò Hänsel con desiderio.
    “Vuoi stenderti un attimo per riposare un pochino? Se vuoi ti posso accompagnare di là sul mio comodo letto”.

    Hänsel si alzò e la seguì.

    Gretel attese che i due scomparissero nella stanza accanto, si alzò, andò verso la grossa libreria della cucina e si mise a cercare tra i vecchi libri, sperando di trovare la formula in grado di risvegliare Blancanieves.

    “Bene, ora vieni qua che ti spoglio, così poi ti metti a letto sotto le coperte” disse la strega ad Hansel un po’ intontito dall’alcol ingerito.
    Via la giacchetta, la camicia e poi slacciò la cinghia, sbottonò i pantaloni, fece sedere Hänsel sul bordo del letto, glieli sfilò, poi abbassò le mutande e…ciò che vide la fece restare a bocca aperta.
    Hänsel era dotato come mai le era capitato di vedere; contemplare quel totem di carne erigersi imponente la commosse.
    “Però” esclamò la strega “e chi si aspettava uno spettacolo del genere”.

    Fece stendere Hänsel sul letto.
    “Ora mi tolgo la dentiera, che la settimana scorsa per poco con la ingoio mentre lo succhiavo a due bambini che erano passati di qua…Frodo e l’altro non mi ricordo come si chiamava…e vedrai che ti farò stare bene” disse la vecchia strega.

    Così, mentre nella stanza da letto Hänsel si stava godendo un pompino davvero senza denti, in cucina Gretel continuava a cercare tra decine e decine di volumi pieni di annotazioni, formule, ricette per la polenta taragna e sudoku.

    Di sicuro alla strega non mancava né l’esperienza e nemmeno la tecnica, al punto che Hänsel iniziò a pensare che forse era meglio stare con la vecchia piuttosto che liberare Blancanieves. Il piacere che provava grazie alla bocca ed alla lingua di quell’insospettabile succhiacazzi era indescrivibile e percepiva che ormai si era incamminato lungo il sentiero dell’orgasmo. 

    Lo sentì arrivare, sempre più vicino, sempre più forte fino a quando non inondò di calda sborra la bocca della strega.


    “Porca puttana che pompino” esclamò Hänsel con un sorriso raggiante sulle labbra “in 43 anni mai goduto così tanto, nemmeno quando lo infilai nell’aspirapolvere di mia zia.”
    Si alzò dal letto che ancora il suo cazzo pulsava di piacere e vide la strega stesa a terra, priva di sensi, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta in un ghigno terrificante con un rivolo bianco che le scendeva da un lato.
    “Oh cazzo” disse Hänsel “mi sa che la vecchia ci ha lasciato le penne”.
    Provò a capire se fosse ancora viva o meno, mettendole una mano sul petto ma il cuore sembrava fermo.
    “Gretel!” urlò “vieni qua subito”.
    “Non ci penso nemmeno” rispose la sorella dalla stanza opposta “non voglio assistere al terribile spettacolo di te che scopi una mummia del cazzo”
    “La strega è morta” disse Hänsel.
    Gretel corse di là e la vide esanime sul pavimento.
    “Sei riuscito a farti dire dove la formula magica? Di là sto trovando nulla”
    “No” rispose Hänsel “appena arrivati mi ha spogliato ed ha subito iniziato a succhiarmelo e poi sono venuto e lei è…andata…”
    “Come è andata…ma non avete scopato? Te lo ha solamente succhiato ed è morta? Ma come è possibile”. Gretel non si capacitava dell’accaduto.
    “Te lo giuro: non abbiamo scopato, solo un pompino. Proprio come accadde qualche anno fa con la Sirenetta, ricordi?”

    Se vuoi sapere cosa accadde con la Sirenetta e come andrà a finire la storia, non perderti il prossimo episodio che pubblicherò quando mi andrà di farlo. Forse.

  • Hänsel e Gretel – la vera storia

    Riassunto delle puntate precedenti

    Non ho voglia: cercatele, leggetele e non rompetemi il cazzo.

    Dopo che tutti e sette ebbero goduto, fecero segno ad Hänsel e Gretel di seguirli.

    “Ma in ‘sta cazzo di storia riuscirò a scopare prima o poi?”si domandò Hänsel mentre si puliva le ginocchia rialzandosi.
    “E io allora? Nemmeno un maschio etero…tutti gay…eccheccazzo!” rispose Gretel che si era incamminata dietro i Los Siete Enanitos.

    Dopo poco meno di un’ora giunsero in una radura.
    Al centro, sul prato, una cassa di cristallo con all’interno una bellissima fanciulla.
    “Però, che bella figa” esclamò Hänsel “ma sarà morta?”
    “No, è solo addormentata” disse una voce dietro un cespuglio e poco dopo spuntò una nutria, con la Gazzetta dello Sport sotto il braccio, che indossava un paio di occhiali.

    “E tu chi sei” domandò Gretel.
    “Mi chiamo Clotilde e sono la guardiana della radura, nonché colei che veglia il sonno di…”
    “La bella addormentata nel bosco” disse Hänsel.
    “No” di rimando la nutria “lei è Blancanieves”
    “Eh no, ci deve essere un errore” disse Hänsel “questa è la bella addormentata, Biancaneve era quella che va dalla nonna e poi incontra il lupo che assieme ai tre Porcellini se la scopano in una gangbang e poi arriva un burattino che gli cresce il naso quando vede un paio di tette…”
    “Ma è deficiente?” domando la nutria a Gretel.
    “No, è così da quando ha trovato la pipa per fumare il crack che usava mia mamma ed ha fatto un paio di tiri” le rispose.

    “È caduta vittima di un incantesimo” disse Clotilde seduta su una pietra, mentre tirava fuori il tabacco per confezionare una sigaretta “che le ha lanciato una vecchia strega.”
    “Secondo la profezia” continuò “l’uomo che reciterà la formula magica per aprire il sarcofago e che le bacerà le labbra, riuscirà a svegliarla dal sonno profondo nel quale è caduta e lei, ridestandosi, si innamorerà perdutamente di lui.”

    “Ma che formula magica, ci penso io a farla uscire da lì” disse Hänsel decisamente infoiato all’idea di infilare la lingua in bocca a quella bellissima fanciulla.
    Provò di tutto per aprire quella cassa di vetro: la prese a sassate, la colpì con un masso, poi con un martello, una mazza, provò con un flessibile con lama diamantata, un raggio laser, esplosivi vari, mentre Clotilde e Gretel lo guardavano annoiate.
    Alla fine Hänsel si arrese.
    “Mi sa che se non si recita una cazzo di formula magica, non c’è verso di aprire questa cazzo di cassa!”

    Clotilde iniziò a tossire, una bella tosse grassa da fumatore, e scatarrò sul prato.
    “Dovete prendere quel sentiero” disse loro indicando una stradina che si perdeva nel bosco “e camminare fino a quando non troverete una casa fatta di ciccioli…”
    “Ma la casa della strega non era fatta di marzapane, con le finestre di cioccolato e le pareti di biscotto?” domandò deluso Hänsel.
    “La strega è originaria della provincia di Bologna, niente marzapane, cioccolato o biscotti: ciccioli ho detto. Ora andate e ricordate: è una vecchia baldracca ed il solo modo che avrete per riuscire a strapparle la formula magica è assecondare i suoi desideri sessuali.”
    “Ah io ci sto” disse Hänsel “basta che mi lasci in pace il culo e per me va bene anche se è vecchia e brutta”.

    E così i nostri eroi si misero in cammino.

  • Hänsel e Gretel – terza parte

    Quando il cinghiale superdotato ebbe l’orgasmo, si girò e vide alle sue spalle una lunga fila composta da maschi di varie specie che attendeva il proprio turno.
    Si sposto e disse “avanti il prossimo”
    “Come sarebbe ‘avanti il prossimo’” esclamò Hänsel alquanto preoccupato.
    “Lo scoprirai presto” disse ridendo Gretel.

    Approfittarono di Hänsel:
    Shrek, Ciuchino, Cip, Ciop, Re Leonida ed i suoi 300 spartani, Giasone con tutti gli Argonauti, la squadra di rugby degli All Blacks, Lupin III, Mazinga Z ed alcuni Klingon precipitati con la propria astronave a poca distanza.

    Di fatto Hänsel già dopo averlo preso da Ciuchino non sentiva più dolore e anzi, non gli dispiaceva nemmeno più tanto; tuttavia, fu davvero felice quando venne slegato per ricevere l’attestato che certificava il suo ingresso nel Guinness dei Primati: aveva stabilito il record di cazzi ricevuti in una sessione di sesso anale, battendo una pornostar maltese che deteneva il precedente primato.

    “Quasi quasi ti lascio legata lì, baldracca malefica” disse a Gretel, ma sapeva che avrebbe avuto bisogno di lei se voleva cavarsela, quindi la liberò.

    Essendo ormai notte fonda, decisero di dormire lì ed attendere il giorno dopo per mettersi in cammino e cercare di tornare a casa.

    Al sorgere del sole Gretel si svegliò e ciò che vide aprendo gli occhi non prometteva nulla di buono.
    “Fratellone sveglia…abbiamo compagnia”
    Hänsel sbadigliò stiracchiandosi.
    “Cazzo che incubo che ho avuto… Ero legato ad un albero e tutti quelli che passavano mi incul… Ma voi chi siete?”

    Erano i famigerati Los Siete Enanitos , un po’ maranza, un po’ spacciatori.
    Ex militanti di una gang sudamericana, Los Pepinos, erano scappati da Las Meringas quando la situazione si era fatta terribilmente incasinata.
    Si diceva che fossero al soldo di una donna colombiana che gestiva il traffico di droga in quella zona: il suo nome era Blancanieves.

    Non risposero alla domanda di Hänsel e si limitarono a guardare i due che stavano lentamente alzandosi.

    “Stavolta però ti sacrifichi te eh” disse Hänsel a Gretel “che ok, ora ho un buco che potrebbe entrarci un tram, ma cazzo, mi brucia ancora…”

    I Los Siete Enanitos erano gay.

  • Hänsel e Gretel: nel bosco

    Nel frattempo, nel bosco, si era formato un piccolo capannello di animali selvatici attorno ad Hänsel e Gretel, incuriositi dalla presenza di quelle due figure: Hänsel era legato all’albero di fronte in modo da abbracciarlo, mentre Gretel, invece, era legata di schiena.

    Un possente cinghiale maschio, dotato di zanne affilate ed in preda ad una erezione da far invidia al Rocco nazionale, si avvicinò a Gretel.

    “Che sta succedendo? Legato così non vedo un cazzo” chiese Hänsel
    “Un cinghiale con un pene enorme si sta avvicinando e temo non abbia buone intenzioni” rispose Gretel.

    Il cinghiale era a pochi centimetri dal corpo inerme della fanciulla: la annusò tra le gambe. Improvvisamente compì un balzo all’indietro gli uscì dalla bocca un conato di vomito che centrò in pieno il viso di Gretel.
    “Ma cazzo, hai le tue cose” urlò il suide inorridito che detestava l’odore del mestruo.
    “Ma che schifo cazzo, mi hai fatto passare la voglia…”
    Gretel scrollò il capo per cercare di togliersi dal viso i pezzi di piada squaqquerone e rucola, resti del pranzo del cinghiale, e tirò un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo.

    Il cinghiale, ancora con la faccia disgustata, si girò verso l’albero dove era legato Hänsel; aveva ancora una potente erezione e, dato che non poteva tirarsi le seghe perché ungulato e sprovvisto di arti prensili, doveva assolutamente penetrare qualcosa per raffreddare le sue voglie ed il culetto sodo di Hänsel inizio ad essere piuttosto appetibile.

    Sì avvicinò ed iniziò ad annusarlo: non profumava certo di vaniglia, ma non era poi così puzzolente.
    Con una zanna affilata praticò un taglio nei pantaloni del fanciullo, il quale iniziò a sudare freddo.
    “Che…che succede” disse piagnucolando.
    “Mi sa che il bel cinghialotto apprezzi di più le tue chiappe della mia passera, caro fratellino” rispose Gretel scoppiando poi a ridere.
    “No eh, non facciamo scherzi cazzo…fermo eh…” ma era ormai troppo tardi.

    Hänsel sentì l’arietta gelida insinuarsi dall’apertura che il cinghiale aveva praticato e percepì chiaramente qualcosa di duro e caldo proprio all’ingresso del suo ano.
    “Ma come puoi” disse “approfittarti così di un bambino innocente” disse.
    A sentire queste parole il cinghiale si fermò: la sua coscienza gli impediva di andare oltre. Aveva fatto cose turpi nella sua vita, ma mai nei confronti di bambini innocenti.
    Sì ritrasse dal didietro di Hänsel con un’espressione contrita sul volto e stava per rimettere l’uccellone nei pantaloni quando Gretel disse:
    “Non credere a quel pezzo di merda raccontapalle: siamo gemelli, abbiamo 45 anni e siamo così perché affetti da nanismo. I nostri genitori ci spacciavano per bambini solo per farsi dare gli assegni famigliari.”

    Il cinghiale tornò alle spalle di Hänsel, si sputò sulla cappella e con un ghigno da folle lo infilò tutto dentro.

    A 5 chilometri di distanza un lupo che si stava scopando una dolce nonnina si fermò.
    “Hai sentito che urlo? Sarà mica Tarzan?”
    “Ma che Tarzan, rispose la vecchia, mica siamo nella giungla… Sfondami!“

  • Hansel e Gretel – la vera storia

    Accadde la settimana scorsa.
    Ero in solaio, tra gli scatoloni, intento a cercare vecchi numeri di Lesbo Mese, rivista porno che è stata il mio testo di educazione sessuale nonché ottimo coadiuvante per innumerevoli sborrate adolescenziali, quando mi capita un vecchio libro dalla copertina consunta.
    Non vi erano titoli né indicazioni sull’autore; solo un pezzo di nastro adesivo in carta con su scritto “FIABE”.
    Lo apro e sulla prima pagina, vergata in una grafia molto curata, “a Bice, donna generosa e piena di amore. I fratelli Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl Grimm”.

    Non era necessario un quoziente intellettivo superiore alla norma, per capire che avevo trovato un manoscritto di inestimabile valore.

    Mi siedo su una vecchia sedia ed inizio a sfogliare il libro. Qua è là si notavano chiazze sulle pagine ingiallite; alcune erano incollate, segno inequivocabile che qualcuno aveva usato quei testi per sparare fuori la propria roba gelatinosa.
    “Che razza di pervertito figlio di puttana può essere così malato da tirarsi seghe leggendo innocenti fiabe per bambini” dissi a bassa voce.
    Poi ricordai quando mi segavo pensando a Pinocchio che, mentendo, faceva allungare il naso, dietro alla Fata Turchina messa a pecora, intenta a succhialo a Geppetto e non mi sembrò più così strano.

    Con delicatezza staccai le pagine incollate tra loro ed iniziai a leggere.

    La vera storia di Hänsel e Gretel.

    Davanti a un gran bosco abitava un povero taglialegna che non aveva di che sfamarsi; riusciva a stento a procurare il pane per sua moglie e i suoi due bambini: Hänsel e Gretel. 
    Un giorno, mentre era in tabaccheria a prendersi le cartine per farsi qualche cannone, decise di acquistare un Gratta&Vinci, con una monetina grattò via la striscia argentata e vinse 5 milioni di euro.

    Al colmo della felicità il taglialegna corse a casa e mostrò il biglietto vincente alla moglie.
    “Cara ho vinto cinque milioni di euro. Hai capito? CINQUEMILIONIDIEURO!!!”
    La donna, che stava facendo il minestrone, scaraventò tutto fuori dalla finestra.
    “Evvai!!! Basta minestone!!! Da domani champagne, caviale, e finalmente anche noi potremo avere una Porsche GT3 RS come i VIP”
    “Esatto” rispose il marito “ma…coi bambini come facciamo? La 911 GT3 RS ha solo due posti… Ci sono! Li vendiamo come cavie umane ad un’industria farmaceutica!”
    “Che padre degenere. Ho proprio sposato un pezzo di merda senza cuore” disse con astio la moglie del taglialegna.
    “Ma ti pare che io, le mie creaturine adorate, possa venderle come cavie ad un’industria farmaceutica? Ma cos’hai al posto del cuore? Un blocco di ghiaccio? Vedrai che troveremo il modo di comprare la 911 GT3 RS…ci sono, cazzo: domattina, all’alba, prendi i due bambini, dai a ciascuno un pezzetto di pane e conducili fuori in mezzo al bosco, nel punto dov’è più fitto; accendi loro un fuoco, poi vai via e li lasci soli laggiù.”
    “Ah certo che tu, invece, sei una madre di gran cuore eh…”

    La mattina dopo il taglialegna accompagnò i bambini nel bosco, cercò di abbandonarli ma loro lo seguirono mentre tornava a casa; li prese a calci ma niente, non volevano stare nel bosco da soli. Allora li legò ad un albero e, finalmente riuscì ad abbandonarli.
    Ma appena tornato a casa il taglialegna la trovò desolatamente vuota.
    Notò sul tavolo della cucina un bigliettino lasciato dalla moglie:
    “Caro, ho preso i 5 milioni di euro e sono scappata in Messico con un cacciatore che passava di qua, un tossico strafatto di crack che parlava di nonne, lupi e cappuccetti rossi ma molto affascinante e con un bel 30 centimetri di cazzo. Non perdere tempo a cercarmi perché ho minato la casa che esploderà tra tre secondi, due secondi, un secondo, BOOOMMM!!!”

    Fine prima parte.