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  • Iniziale del nome e sessualità lettera D

    “Una volta che ti sei messo in testa quello che vuoi, fai qualsiasi cosa per conseguire i tuoi propositi. 
    Non dai una risposta facile, però sei educato e carino. 
    Se qualcuno ha un problema lo converti in tuo. 
    Sei altamente sessuale, appassionato, leale e intenso, alcune volte possessivo e geloso. 
    Il sesso per te è un piacere per essere appagato. 
    Ti stimolano le cose eccentriche e inusuali che ti fanno diventare libero e aperto.”

    Lettera D…beh qua è facile avere pensieri e ricordi.

    29 dicembre 2009, Milano.
    Dopo qualche mese passato a fantasticare e stuzzicarci, decidiamo di vederci.
    Lei lavora, quindi la raggiungo in ufficio, dove c’è solo lei.
    La mattina passa tra chiacchiere ed un cliente; arriva l’ora di pranzo e mentre siamo vicino all’attaccapanni per prendere le giacche, ci baciamo.
    Del pranzo ricordo solo che non vedevamo l’ora di finire.
    Tornati in ufficio, ci baciamo e ci spogliamo. Lei si siede sul bordo di una scrivania e spalanca le cosce; io mi inginocchio e inizio a leccarla.

    Fu il primo di una lunga serie di incontri in motel.
    Ricordo il suo profumo di vaniglia, l’odore dello smalto sulle unghie che sentivo quando lei allargava con le dita la sua fica ed io la leccavo, il tatuaggio sulla parte bassa della schiena mentre la scopavo da dietro, le sue tette…

    D. non era solo nella mia testa ma nel cuore e nell’anima.

  • Iniziale del nome e sessualità lettera C

    Ecco il profilo sessuale per l’uomo il cui nome inizia con la lettera C:
    “sei un individuo molto socievole ed è importante per te interrelazionarti.
    Hai bisogno di vicinanza e di essere unito a qualcuno.
    Sei disposto a conversare con il tuo partner sessuale prima, durante e dopo. Vuoi che l’oggetto del tuo affetto stia bene e che sia socialmente accettato(a).
    Vedi il tuo partner come il tuo amante e il tuo compagno(a).
    Sei molto sessuale e sensuale e hai bisogno di qualcuno che lo apprezzi che ti adori e quando questo non accade hai l’abilità di sparire per lunghi periodi senza avere attività sessuale.
    Sei un esperto nel controllare i tuoi desideri e sei capace di dilatare e allargare le tue relazioni in conseguenza al tuo appetito vorace per il sesso.”

    Ho avuto una ragazza C.
    Era di Londra, nipote di gente che era emigrata nel dopoguerra; dicevano si somigliasse molto a Lady D ma, per sua fortuna, sta avendo una vita più lunga rispetto a quella di Diana.

    Sera numero uno:
    ci provo, mi va bene, ci appartiamo, ci baciamo e mentre siamo avvinghiati:
    “Dov’è la lingua? Cazzo eppure parla quindi la lingua ce l’ha…”
    Inizio un’esplorazione della cavità orale con la mia lingua ma niente, non la trovo.
    In pratica baciava spalancando la bocca, incollando le labbra alle mie ma nessun tocco li lingua.
    La serata continuò senza baci ma con un petting spinto (io ero un tredicenne ancora più sfigato di come sono oggi).

    Sera numero due:
    “Ciao…ehm…secondo me abbiamo corso troppo. Sono ancora vergine e ho paura delle donne, da bambino ho subito un trauma quando ho visto la mia vicina di casa ottantenne tirarsi su la gonna dietro un cespuglio e fare pipì. Scusami ma è meglio se la chiudiamo qui.”

    Anni più tardi, trovai una C. che baciava benissimo; e non solo…

    All’epoca scrivevo cazzate su un blog che si trovava in un sito di incontri.
    Lei iniziò a commentare e da lì a WhatsApp il passo è breve.
    Finimmo per sentirci, praticamente ogni giorno, mentre tornavo a casa dal lavoro; spesso si masturbava al telefono ed io guidavo con i suoi gemiti diffusi dalle casse ed il cazzo duro, sperando di non venire fermato dalla Legge.

    Fissammo l’incontro: un pomeriggio, in un motel non troppo distante da dove viveva ma sufficientemente sicuro (era sposata).
    Gran parte delle mie AA le ho incontrate al buio, senza sapere come fossero fisicamente: le foto non sai mai se sono vere o meno, recenti o di 20 anni prima; poi se decido di incontrare una donna è perché mi eccita, stuzzica le mie fantasie e, in pratica, è già dentro di me.
    L’aspetto fisico è secondario.

    Beh, qua fu molto più “al buio” del solito.

    Lei arrivò prima, si preparò e quando l’avvisai che stavo parcheggiando, mi disse il numero della camera ed aprì la porta, lasciandola socchiusa.
    Entrai ed era tutto buio; intravedevo la sua silhouette sul letto. Mi avvicinai, ci baciammo ed in men che non si dica ero tra le sue cosce ad assaporarla.

    Fu un incontro di quelli che quando esci dalla stanza, dopo qualche ora, stai davvero bene: rilassato, un po’ indolenzito, il suo sapore sulle labbra, appagato e felice.

    Con C. fu una one night, anche se accadde di pomeriggio; per ha gelosia immotivata nei confronti di una donna che seguiva e commentava anch’essa il mio blog (ci eravamo visti un paio di volte ma solo qualche bacio…) ci perdemmo di vista, ma la ricordo ancora con piacere.

  • Iniziale del nome e sessualità lettera B

    E così per 24 post sono a posto.
    Una vera botta di culo trovare questo articolo.

    Vediamo ora la lettera B.
    Emetti vibrazioni di sensualità rilassata.
    Ti appagano le romanticherie, con vino e cena inclusi.
    Sei felice quando ricevi regali come espressione di affetto dal tuo partner. 
    Ti piace essere lodato e sai come lodare il tuo partner. 
    Sei molto riservato con le espressioni di tenerezza che manifesti, particolarmente prima di fare l’amore.
    Puoi controllare il tuo appetito e astenerti dal sesso se necessario. 
    Hai bisogno di nuove sensazioni e di nuove esperienze e sei pronto ad averle.

    Per come scrivono, usando il maschile quindi, direi che il profilo è maschile e, quindi, riferito a qualche Bacco, Baldassarre, Balderico, Baldo, Baldomero, Baldovino, Barbarigo, Bardo, Bardomiano, Barnaba, Barsaba, Barsimeo, Bartolo, Bartolomeo, Basileo, Basilio, Bassiano, Bastiano, Battista, Beato, Bellino, Beltramo, Benedetto, Beniamino, Benigno, Benito, Benvenuto, Berardo, Berengario, Bernardo, Beronico, Bertoldo, Bertolfo, Biagio, Bibiano, Bindo, Bino, Birino, Bonagiunta, Bonaldo, Bonaventura, Bonavita, Bonifacio, Bonito, Boris, Bortolo, Brancaleone, Brando, Bruno o Bruto che avete incontrato.

    Io sono stato con una B., per ben 3 volte.
    La prima per una pizza e poi, a fine serata, ricordo ci salutammo che aveva un appuntamento con un suo amante.
    La seconda, invece, per il mio compleanno, un weekend che ricorderò per sempre.
    E la terza sempre per il mio compleanno ma, stavolta, solo una notte.
    Non so dire se c’è attinenza tra la sessualità di un uomo “B” e una donna “B” e non so dire, quindi, se B. sapeva astenersi dal sesso o meno ma l’entusiasmo che ha mostrato “durante” mi ha fatto capire, non solo a me ma anche ai vicini, che se lo sapeva godere…e apprezzava il 69

  • Sessualità e alfabeto – lettera A

    È stupefacente la quantità di cazzate che si trovano sul web ed essendo io un cercatore di, appunto, cazzate…che vuoi che ti dica, me la spasso.

    Magari non lo sapevi ma, secondo qualcuno, vi è un legame tra la lettera iniziale del proprio nome e la sessualità.

    Lo so, pensi sia una cazzata…ma hai idea di quante persone si fanno pagare per fare analisi grafologiche spacciandole per cose serie quando, alla fine, sono attendibili tanto quanto un oroscopo?
    Il vantaggio di leggere le mie cazzate è che sono gratuite, il che non è male di questi tempi.

    Hai conosciuto un uomo che si chiama Antongiulio e vorresti sapere come è a letto?
    Mettiti comoda che te lo spiego.

    Ovviamente avremo modo di vedere tutte le lettere dell’alfabeto e ciò mi ha fatto venire un’idea,.

    Nella saga “The Equalizer” il personaggio interpretato da Denzel Washington ha promesso alla moglie, passata a miglior vita, che avrebbe letto i cento libri che vale la pena leggere.
    Molto probabilmente qualche libro di quella lista l’ho letto, ma la mia idea è un’altra:
    usare i prossimi post per ricordare le gesta erotiche del sottoscritto, legate a nomi di donne che mi hanno concesso il privilegio di lasciarsi amare.

    Ok, ma che cazzo c’entra “The Equalizer”?
    Beh, scoprirò quali “lettere” non ho avuto il piacere di assaggiare e cercherò di colmare tale lacuna; una specie di missione prima della dipartita: poter dire “ho assaggiato tutte le lettere dell’alfabeto”.

    Vabbè, poi capirai.

    Iniziamo con la lettera A.

    Non è particolarmente romantico, però è interessante in azione.
    Con lui, quello che si vede è quello che si ottiene: è come lo si vede.
    Non ha pazienza di flirtare e non gli dà fastidio quando qualcuno è timido, carino o sottilmente eccitante.
    Quando si tratta di sesso quello che conta è l’azione e non i trucchi segreti.
    Per lui è molto importante l’attrazione fisica del suo partner.
    Trova che la persecuzione e le sfide siano una cosa rivitalizzante nella sua caccia.
    È appassionato e sessualmente avventuriero, più di quello che sembra, ma non racconta in giro le sue qualità.
    Le sue necessità fisiche sono primordiali.

    Hai capito Antongiulio…

    Ci sono state due A nella mia vita.

    La prima di Monza e no, non era monaca.
    Andai a casa sua a cena: pizza, birra, quattro chiacchiere.
    Poi, strano a dirsi per me considerato che sono timidissimo, a fine cena dico:
    “ora passiamo al dolce” mi allungo, eravamo seduti l’una di fronte all’altro, e la bacio.
    Andammo in camera da letto senza staccare le nostre bocche; sbottonai la sua camicetta e poi il reggiseno, liberando una quinta abbondante, le sbottonai i jeans, sfilandoli con le mutandine e finalmente mi gustai il dessert. Lungamente.
    Passammo la notte insieme, ci salutammo e non ci si vide più; una one night, ma decisamente piacevole.
    Perché non la rividi? All’epoca ero impegnato, non sempre avevo serate libere e alla fine si mise con un tizio che sposò dopo qualche anno.

    Con la seconda A, sempre lombarda, durò di più, anche perché ero ufficialmente single; facemmo pure un weekend insieme in Toscana.
    Mia coetanea, amante del buon bere e del buon sesso, ci si incontrava per aperitivo o cena e poi motel.
    Ci sentiamo ancora e chissà che non ricapiti di goderci a vicenda…

    Ah, come sempre le foto non c’entrano con l’argomento del post ma…semplicemente mi va di postarle.

  • Carnevale

    Come ogni festa che si rispetti, anche il Carnevale mi sta sul cazzo; penso sia per un trauma infantile.

    Ogni cazzo di anno venivo vestito da Zorro; il kit che si acquistava in cartoleria era composto da:
    cappello nero in cartone con i bordi dorati ed elastico da far passare sotto la gola per tenerlo fermo;
    mascherina nera, sempre in cartone e sempre con un elastico che bastava la scoreggia di un criceto per spezzarlo;
    spadina in plastica con la lama tutta storta.
    Il mantello nero non faceva parte del kit e allora usavo una mantellina nera tipo quelle che ti mettono i barbieri, ovviamente sopra al giaccone color caki, che sennò prendevi freddo.
    Completavano il costume un paio di guanti tipo sciatore, rossi e bianchi, pantaloni neri o jeans, che va bene uguale, e scarponcini marroni.
    Nemmeno in India c’era uno Zorro più sfigato di me.

    È così che ho iniziato a detestare il carnevale; tranne ovviamente i dolci.

    Ed ora qualche curiosità su questa festa.

    Può sembrare strano, visto la seriosa tristezza del culto, ma il Carnevale è una festa cattolica, almeno ufficialmente; in realtà è decisamente ispirato ai Saturnali romani e le feste dedicate a Dioniso,.
    Gli antichi avevano capito che era necessaria una settimana di follia per non impazzire durante l’anno; era il momento del “liberi tutti”, dove il povero poteva perculare il ricco senza finire in galera oppure impiccato per le palle in qualche segreta.

    Ci si mascherava non per gioco, ma per anonimato:
    se nessuno sa chi sei, il peccato non ha nome.
    Così, al motto «semel in anno licet insanire» ci si lasciava andare, facendo tutto ciò, o quasi, che era proibito durante il resto dell’anno

    Forse non tutti sanno che…
    La parola “Carnevale” deriva dal carnem levare, ovvero “togliere la carne”.
    Il Martedì Grasso è l’ultima cena della quale ci si può abbuffare prima della Quaresima: quaranta giorni di tristezza culinaria dove la carne è messa al bando ed è consentito alimentarsi solo con brodini vegetali e verdure lesse.
    Oggi non è più così: ognuno può scegliere il cibo dal quale astenersi per quaranta giorni; io, ad esempio, faccio Quaresima di cocomero.

    Carnevale non ha una data fissa:
    ogni anno dipende da quando cade Pasqua; inizia la prima domenica delle nove che precedono quella di Pasqua, raggiunge il culmine il giovedì grasso e termina il martedì successivo, ovvero il martedì grasso, che precede il Mercoledì delle Ceneri.

    Perché il travestimento?
    L’usanza di nascondersi dietro una maschera arriva da lontano: nell’Antica Roma, per chiudere l’anno in bellezza, prendevano uno sfigato a caso, lo coprivano di pelli di capra e lo prendevano a bastonate in processione.
    Ma il vero spirito del Carnevale è il ribaltamento della realtà:
    il servo diventa padrone, lo scemo del villaggio indossa una corona, il ricco si finge mendicante…

    È che ogni tanto mi piace postare curiosità, per dare un tono al blog. Le immagini, ovviamente, restano sempre “di livello”.

  • Batacchio – finale di stagione

    Il giorno dopo la matrigna ed i fratellastri erano furenti: avevano saputo che la Principessa aveva ordinato alle sue guardie di cercare quel ragazzo ben dotato.

    Per essere certi che il ragazzo fosse quello giusto, avrebbero fatto calzare il profilattico per scoprire quello al cui cazzo avrebbe calzato alla perfezione.
    Dopo qualche giorno dunque le guardie bussarono anche alla porta della casa di Batacchio.
    “Vai a nasconderti subito nell’orto” disse la matrigna a Batacchio “che sennò ci fai fare brutta figura.”
    Così Batacchio si mise a fare lavori nell’orto, mentre intanto cercava di origliare cosa stesse succedendo in casa.

    Ovviamente a nessuno dei fratellastri, per quanto provassero e riprovassero, il preservativo andava bene, così le guardie dopo innumerevoli prove sentenziarono che nessuno dei due era il ragazzo del ballo; ma quando uscirono di casa, ad una delle guardie cadde l’occhio proprio nell’orto dove stava Batacchio e, visto il ragazzo, lo chiamarono per fargli provare il profilattico.

    “Ma cosa volete far provare il profilattico a quel coglione…non vedete che è vestito di stracci?” disse la matrigna quando si accorse delle intenzioni delle guardie “non avrebbe mai potuto partecipare al gran ballo conciato a quel modo!”
    “Noi abbiamo l’ordine di far provare il profilattico a tutti i ragazzi del regno, nessuno escluso!”
    La matrigna dopo quelle parole non ebbe il coraggio di aggiungere nulla.

    A Batacchio batteva forte il cuore:
    quello era il profilattico che gli aveva messo la Principessa.
    Mentre la guardia si inchinava per infilarglielo Batacchio tremava, e per la paura chiuse gli occhi, finché non sentì il profilattico perfettamente calzato sul cazzo e la guardia esclamare a gran voce:
    “È lui!!!”

    Batacchio riaprì gli occhi, il profilattico era lì sul suo grosso uccello.

    “Non è possibile!” esclamò la matrigna.
    “Non è possibile!” ribatterono i fratellastri.
    “Non è possibile!” disse uno che passava di lì, un certo Rocco Antonio Tano che qualche anno dopo diventerà famoso con il nome di Rocco Siffredi.

    Le guardie chiamarono una carrozza ed invitarono Batacchio a salirci sopra.
    “Sua maestà la Principessa la sta aspettando a corte” dissero le guardie facendolo salire, e la carrozza partì verso il castello sotto lo sguardo esterrefatto della matrigna e dei fratellastri.

    E così una volta giunta a corte la Principessa riconobbe in Batacchio il ragazzo con cui aveva ballato un’intera sera e che stava per scopare, così gli propose di sposarlo; Batacchio felice come non mai accettò, e di lì a poco si sarebbero celebrate le più belle nozze del regno.

    Sarebbero vissuti tutti felici e contenti se Batacchio non avesse contratto una rara infezione trasmessa con il preservativo fatto provare a decine di uomini; morirà dopo due giorni dalle nozze.

  • Batacchio – terzo episodio

    Batacchio era davvero figo. 

    “E ora vai, corri al ballo ma ricorda solo una cosa, la più importante: questa magia durerà solo fino a mezzanotte, entro il dodicesimo rintocco del campanile tutto ciò che ho fatto sparirà! La Lambo tornerà zucca ed il tuo vestito sarà di nuovo una tuta della minchia.”

    Batacchio, che ancora non credeva a quello che gli stava succedendo, non se lo fece ripetere due volte: salì sulla potente auto, mise in moto e partì sgommando per il castello.
    Alla prima curva si schiantò contro un albero. 
    “Figlio mio, ma non hai visto quella cazzo di curva” disse la fata Madrina scuotendo la testa. 
    “Eh ma anche tu…mi dai un auto che manco ho la patente… Non potevi darmi una cazzo di carrozza come fanno nelle fiabe?”
    Così la fata Madrina trasformò quello che restava della Lamborghini in un taxi con autista, Batacchio salì e via alla festa! 

    Al castello era tutto un susseguirsi di musiche e danze, e Batacchio fu ricevuto con gli omaggi che si riservano ad un influencer di Instagram.
    Le persone presenti al gran ballo iniziarono a chiedersi da dove mai venisse quel figo.

    La Principessa aveva promesso un ballo a tutti i ragazzi presenti, ma quando finalmente fu il turno di Batacchio, non volle più ballare con nessun altro.
    Tutti gli altri ragazzi diventarono verdi d’invidia, compresi la matrigna ed i fratellastri di Batacchio.
    Così la Principessa e Batacchio continuarono a ballare per tutta la serata. 

    “Ma cosa hai in tasca…che sento una cosa cilindrica e dura che mi si struscia da quando abbiamo iniziato a ballare…” chiese la Principessa. 
    “In realtà in tasca ho nulla Vostra Grazia” rispose Batacchio. 
    La Principessa si bloccò e guardò Batacchio. 
    “Vuoi dire che ciò che sento è il tuo…”
    “Esatto, è il mio…”

    La Principessa prese per mano Batacchio, sgattaiolarono via dalla festa, approfittando del fatto che il dj aveva iniziato a mettere i balli di gruppo e gli ospiti erano alle prese con un alligalli e lo condusse in una stanza. 
    Gli sbottonò i pantaloni, giù la zip, giù i boxer e quando vide quel bendidio lasciò partire una bestemmia di gioia. 
    Prese un metro da sarta, misurò la lunghezza e la circonferenza del cazzo di Batacchio e si diresse verso un armadio. Aprì un’anta e dentro c’erano, ordinati per dimensione, centinaia di profilattici. 
    “Ecco, la misura 5XL dovrebbe andare” 
    Prese la scatola, tornò da Batacchio, ne estrasse uno che aprì con cautela e con il quale inguainò l’attrezzo che di lì a poco l’avrebbe fatta stare bene. 
    Si mise di spalle, ti tolse le mutandine, sollevò il vestito e si appoggiò al muro. 
    “Ora scopami!”

    Batacchio avvicinò la punta del suo uccello a quella fica vogliosa quando dal campanile della chiesa si udirono i primi rintocchi.
    Era mezzanotte, cazzo. 
    Batacchio fu preso dal panico.
    “Mi scusi sua maestà, ma io ora devo proprio andare…” si congedò frettolosamente dalla Principessa che non capiva il perché di una fuga così improvvisa, così decise di rincorrerlo.

    Batacchio correva veloce, ma mentre scendeva la scalinata che portava al taxi e si stava ricomponendo, perse il profilattico.
    Salì in auto, disse al tassista di partire e corse verso casa.
    Alla Principessa non rimase altro da fare che raccogliere il profilattico e leccarlo, mentre vedeva l’auto di quel bel cazzo senza nome che si allontanava a tutta velocità.

    Non appena dal campanile arrivò il dodicesimo rintocco, il taxi svanì e Batacchio tornò ad essere vestito come un camionista bielorusso. 
    Per fortuna era ormai abbastanza lontano dal castello e nessuno vide nulla, così si incamminò verso casa. 

  • Batacchio – secondo episodio

    Come ovvio, i fratellastri si accanirono ancora di più su Batacchio, invidiosi del suo uccello; la matrigna all’apparenza sembrava più gentile, ma appagate le sue voglie tornava a trattarlo di merda come sempre.

    Le voci sulla dotazione di Batacchio corsero veloci in paese, al punto che centinaia di persone chiesero alla matrigna di partecipare ai suoi eventi orgiastici; in risposta la pornostar smise di organizzarli: non tollerava che i propri figli venissero presi in giro e che il suo figliastro fosse diventato così popolare. 

    Un giorno però nel paese accadde un fatto davvero straordinario; dal castello arrivò un messaggero del Re che proclamò:
    “la figlia del re, la Principessa erede al trono, ha indetto un gran ballo nelle sale reali a cui sono invitati tutti i ragazzi del regno in età da moglie!”

    La verità era che la Principessa partecipava di nascosto alle orge organizzate dalla matrigna di Batacchio e la sera in cui il giovane rivelò la sua dote nascosta lei non era potuta andare perché in preda a un virus influenzale. 
    Le avevano parlato delle enormi qualità di un ragazzo all’interno della casa della pornostar ma nessuno sapeva che quello fosse il suo figliastro. 
    Fatto sta che voleva trovarlo a tutti i costi: non sopportava l’idea che ci fosse in giro un cazzo del genere che non poteva cavalcare. 

    Quando la matrigna lo venne a sapere prese i suoi due figli ed iniziò a prepararli come principi per il gran ballo.
    Batacchio, che stava correndo a destra e sinistra per obbedire agli ordini dei tre aguzzini, sognava ad occhi aperti di quanto sarebbe stato bello poter partecipare a quel gran ballo, poter uscire da quella casa, conoscere gente e magari trovare una che lo sposasse… 
    Così prese coraggio e disse alla matrigna:
    “Vorrei anche io partecipare al ballo! L’invito è aperto a tutte i ragazzi del regno in età da moglie…”
    La matrigna e i suoi fratellastri, guardandolo tutto sudato e vestito di stracci, si misero a ridere.
    “Come pensi di presentarti al castello? Vestito come un barbone?” e se ne andarono, facendogli capire che non c’era nessuna possibilità che lui partecipasse al ballo.

    Così arrivò la grande serata. 
    Batacchio vide la matrigna ed i fratellastri prepararsi e vestirsi con abiti meravigliosi. 
    Aspettò che uscissero di casa, e una volta che si furono allontanati iniziò a smadonnare in lingue morte.
    Le sue bestemmie erano così tante che si diffusero nell’etere. 

    All’improvviso, come per magia, davanti a Batacchio si materializzò una fata!
    “Su non fare così Batacchio mio…” disse la fata Madrina.
    “Chi ha parlato!?” esclamò Batacchio che a furia di seghe stava perdendo diottrie e non riusciva a vederci bene.
    “Sono io, la tua fata Madrina, e vedrai che adesso sistemeremo un po’ di cose…”
    “La mia fata Madrina?” chiese stupito Batacchio “… e cosa dovremmo sistemare?”
    La fata Madrina non rispose: si inginocchiò davanti a lui, gli calò i pantaloni della tuta e prese a fargli un pompino. 
    Dopo cinque minuti Batacchio raggiunse l’orgasmo. 

    “Beh, tanto per iniziare” disse la fata leccando uno schizzo di sborra dalle labbra” ti piacerebbe partecipare al gran ballo di stasera?
    “Ma certo! Mi piacerebbe tanto…” rispose Batacchio che si stava tirando su i pantaloni “… ma come faccio? Non ho neppure un abito decente…solo tute imitazione Adidas…”
    “Di questo non ti devi preoccupare; piuttosto, portami una zucca.”
    “Una zucca?” chiese sorpreso Batacchio, ma senza chiederle il perché si precipitò nell’orto a prenderne una bella tonda e gliela portò.

    Così, la fata Madrina di fronte agli occhi stupefatti di Batacchio, pronunciò una formula magica in dialetto Veneto, emise un paio di rutti e trasformò la zucca in una splendida Lamborghini Revuelto. 
    Batacchio rimase a bocca aperta, e non riusciva a pronunciare nemmeno una parola per la meraviglia.

    “E ora veniamo a te, mio bel maschione” disse la fata che in un colpo di bacchetta magica trasformò la tuta in acetato di Batacchio in un magnifico abito bianco, con camicia e scarpe nere, degno di Tony Manero.
    “Ma… ma… ma è stupendo!” balbettava Batacchio “come posso ringraziarti fata Madrina!?”
    La fata sorrise, si mise prona sul tavolo e disse:
    “scopami il culo!”

  • Batacchio

    E se ci avessero sempre mentito? E lo avessero fatto con dal primo giorno? 

    Non posso ovviamente svelarti la fonte, ma sono venuto a conoscenza di roba grossa…che scotta… 

    Mi hanno detto che la fiaba di Cenerentola è un plagio e che la vera storia non vede come protagonista una ragazza, bensì un ragazzo: Batacchio. 

    Ecco come andarono realmente le cose. 

    C’era una volta un ragazzo di nome Scirocco, ma da tutti veniva ormai chiamato Batacchio. 

    Dovete infatti sapere che Batacchio era stato un bimbo molto sfortunato: crebbe senza la mamma fin da quando era molto piccolo. 

    Il caro papà, di professione spacciatore di anfetamine, si era invaghito di una pornostar ligure e così organizzò un finto incidente per sbarazzarsi della moglie, assoldando un tossico che la investì sulle strisce. 

    La povera donna era incinta: lei morì, ma il bimbo che portava in grembo si salvò e, dato che era stata investita da una Volkswagen Scirocco, il piccolo venne chiamato con quel nome. 

    Così, tolta di mezzo la moglie, il padre di Batacchio, per cercare di dargli una figura materna, sposò la pornostar, anche lei con due figli, con i quali era sempre dolce e benevola, ma si rivelò poi molto severa e ingiusta con Batacchio.

    Il padre cercava sempre di rincuorarlo ma, ahimè, anche lui poco dopo morì, causa esplosione del laboratorio nel quale stava preparando le anfetamine e così Batacchio si ritrovò solo, ma grazie alle pastiglie colorate che produceva il papà, rimaneva sempre allegro e sorridente.

    La matrigna iniziò a trattarlo sempre peggio, gli faceva fare tutte le faccende domestiche e i lavori più pesanti facendosi servire come se fosse una gran signora, mentre i fratellastri gli facevano ogni tipo di scherzo, visto che erano invidiosi del suo… 

    Diciotto anni prima, in un ospedale non meglio identificato. 

    “L’abbiamo persa” disse il chirurgo “cerchiamo almeno di salvare il bambino!”

    Poi, rivolgendosi all’infermiere accanto a sé:

    “e la smetta di palparle le tette! È ancora calda ma è un cadavere, cazzo!“

    Dovevano fare in fretta se volevano salvare il bambino. 

    “Dobbiamo fare un cesareo” disse il medico. 

    “Ehm, non possiamo…i bisturi sono ancora in sala mensa che li abbiamo usati la sera scorsa per affettare gli strolghini” rispose l’addetto ai ferri. 

    “E ma cazzo, non si lavora così…” disse il medico alquanto contrariato. 

    “Vabbè allora faccio io…che mio zio era veterinario e faceva così quando doveva far nascere i vitelli”. 

    Infilò la mano nel canale vaginale: avrebbe afferrato per le gambe il nascituro e tirato ma…

    “Cazzo è un bimbo deforme…ha tre gambe e non due…”

    Diciotto anni dopo. 

    La matrigna di Batacchio era solita organizzare serate di scambisti, orge per un pubblico selezionato, alle quali partecipavano anche i suoi due figli; lei avrebbe voluto seguissero le orme materne ed entrare nel mondo del porno, ma non erano particolarmente dotati ed erano oggetto di scherno in quelle serate, per via dei loro cazzetti. 

    Uno dei partecipanti all’orgia, che aveva un bisogno impellente da espletare, lasciò il groviglio di corpi eccitati e sudati per andare in bagno ma era la prima volta che si trovava in quella casa e non sapeva dove si trovasse. 

    Aveva chiesto alla padrona di casa dove fosse la toilette, ma il “asciascia buffascia fisciascia” che le uscì dalla bocca non fu particolarmente utile. 

    Del resto, se stai succhiando un enorme cazzo e lo hai tutto in gola, parlare risulta alquanto difficile; così si avventurò nella casa, domandandosi come facessero i ventriloqui. 

    Aprì una porta ma non era il bagno, bensì la camera nella quale Batacchio stava chiuso durante le orge. 

    Il ragazzo si stava masturbando, come molti fanno alla sua età; l’uomo sgranò gli occhi e restò a bocca aperta quando vide quel sontuoso palo di carne. 

    Tornò di corsa nella stanza dell’orgia:

    “oh, venite a vedere…qualcosa di inimmaginabile!”

    Gli altri smisero di fare ciò che stavano facendo e lo seguirono. 

    Alla vista del cazzo di Batacchio venne intonato un osanna; molte donne piansero di gioia, alcune squirtarono un getto così potente da rompere i vetri delle finestre. 

    Fu quella notte che Scirocco divenne Batacchio. 

  • I buoni propositi per il nuovo anno

    Beh, siamo arrivati all’ultimo atto delle feste: ancora domani e poi sotto con i buoni propositi; si stima che oltre l’80% delle persone li manderà affanculo entro i primi 30 giorni e che una percentuale bassissima, forse anche meno del 10% li poterà termine.

    Che alla fine sono sempre i soliti, ogni cazzo di anno:
    smettere di fumare, fare più attività fisica, mangiare più sano, risparmiare, cambiare lavoro…

    Mi domando:
    sai già che nel giro di poco tempo mollerai, perché ogni anno devi menartela con sta cosa dei buoni propositi?

    Secondo quelli che ne sanno, fallisci principalmente perché sono troppi, generici ed irrealistici; inoltre, spesso, vuoi assecondare le aspettative che altri hanno nei tuoi confronti ed è ovvio che fallisci se provi a fare qualcosa che tu non vuoi fare.
    Infine, i buoni propositi dipendono troppo dalle motivazioni che uno ha; prova a pensare a quante cose devi fare e che, in realtà, non vorresti:
    alzarti presto la mattina, andare al lavoro o a scuola, resistere a non prendere a calci quel coglione del tuo capo…
    Per ogni cosa che fai controvoglia, vai a consumare motivazione, che non è una risorsa infinita e si esaurisce presto.

    I buoni propositi sono quelle cose che sappiamo farci bene ma che non abbiamo voglia di fare; per farli servirebbe la motivazione ma l’hai usata quasi tutta stamane, per lasciare quel bel lettone caldo ed uscire al gelo, per raggiungere il lavoro e non te ne rimane molta, così fanculo la palestra , il mangiar sano e compagnia.

    Per i buoni propositi, dovresti avere la possibilità di utilizzare la tua motivazione solo per loro, possibile solo se tutto il resto che fai nella tua vita è piacevole e non richiede sforzi particolari; tuttavia, se la stragrande maggioranza delle persone fallisce miseramente nella realizzazione dei buoni propositi, significa che pochi sono quelli che riescono a vivere la vita di tutti i giorni ritrovandosi una bella scorta di motivazione a fine giornata.

    Io non sono un esperto ma, secondo me, il solo modo che hai per non fallire con i buoni propositi è…non averne.

    So benissimo anch’io che un centrifugato di papaya e cetriolo è più sano di un gin tonic o che un piatto di finocchi cotti al vapore sono più salutari di sei fette di cotechino.
    E sì, lo so che mi farebbe meglio uscire per una corsetta al gelo invernale che stare in casa, al calduccio, a sorseggiare una cioccolata calda e leggere un libro, ma non me ne frega un cazzo:
    i buoni propositi servono solo a farti sentire un inutile pezzo di merda quando fallirai, perché molto probabilmente fallirai; e non è che fallisci perché sei un buono a nulla eh, ma perché vivi decine di situazioni che succhiano motivazione, forza di volontà e cazzo…arrivi alla fine che non ne puoi più.

    La vita è breve e si fanno già un sacco di cose malvolentieri perché vanno fatte; non complicarti l’esistenza aggiungendone altre, ma cerca di aumentare ciò che ti dà piacere e fanculo i buoni propositi.

    Se proprio non ne puoi fare a meno e anche tu vuoi almeno un buon proposito, un obiettivo per il 2026, te ne suggerisco uno io:
    scopa di più.
    Per questo 2026 cerca di godere (e far godere) più orgasmi di quanto tu non abbia fatto nel 2025; questo mi pare un buon proposito per il nuovo anno, colmo di altruismo e utile per il benessere psicofisico.