Dimmi che auto guida e ti dirò…

Scena:
sei in vacanza con le amiche, bevendo un drink in un locale; siete messe giù da gara.

Un gruppo di uomini si avvicina: un paio di battute, qualche bottiglia di champagne gentilmente offerta dai tipi che vi hanno approcciato e inizi a puntarne uno, quello che ti sembra più carino e simpatico.

La serata scorre via in modo piacevole; si sono formate delle coppie e tu sei seduta su un divanetto bordo piscina con il tipo carino.
Ok, la camicia nera abbinata al pantalone chiaro fa molto Tony Manero ma emana un piacevole profumo, azzecca i congiuntivi, non si scaccola né rutta…
E poi indossi un completo intimo pagato quanto un’utilitaria che finora hai visto solo tu davanti allo specchio…
Per non parlare della seduta dall’estetista dalla quale sei uscita con gambe e passera depilate come il cranio di The Rock…

Come da copione, ti propone di andare da un’altra parte ma stavolta, memore di quanto hai letto su un blog, decidi di sondare prima il terreno che va bene, è carino, simpatico, dotato di una certa eleganza, ma hai voglia di cazzo, uno come si deve.
Con una certa nonchalance butti lì una domanda che al maschio medio scarsamente intelligente sembra innocua ma può rivelare molto:
“che macchina hai?“

Ad ogni modello di auto corrisponde una personalità ben definita: vediamo.

Il SUV: protettivo, deciso, (forse un po’ competitivo)
Secondo una ricerca dell’Università di Vienna (2019), chi sceglie un SUV spesso cerca un senso di protezione e sicurezza, ma anche di posizionamento sociale. Il SUV comunica forza, status e padronanza del contesto.
Tradotto: “quando ero piccolo mia mamma mi vestiva da femmina… Ma sul serio esistono cazzi più lunghi di 5 centimetri?

La city car: pratica, smart, senza troppi fronzoli
Chi guida una city car (tipo Fiat Panda, Toyota Aygo, Renault Twingo…) tende ad avere una personalità funzionale, pragmatica, spesso con uno stile di vita urbano e veloce.
Un’auto piccola può anche comunicare indipendenza, autosufficienza e attenzione al budget.
Tradotto: “no, aspetta…torna indietro…pensavo che portarti al chiosco per un panino con la porchetta e una Beck’s come primo appuntamento fosse abbastanza. Se vuoi ti offro una Moretti eh…ma paghiamo alla romana”.

L’elettrica: consapevole, moderna, idealista
Le auto elettriche – come Tesla, Renault Zoe o MG4 – sono scelte tipiche di chi ha un alto grado di consapevolezza ambientale o vuole sentirsi parte del cambiamento.
Secondo uno studio di Deloitte (2022), chi guida elettrico tende ad avere profili più innovatori e early adopter.
Tradotto: “ahhh che bella scopata! Quello che ha inventato le real dolls merita il Nobel!”.

La sportiva: passione, adrenalina, autoaffermazione
Che sia un’Alfa Romeo coupé o una vecchia Subaru WRX, la sportiva parla chiaro: chi la guida ama la prestazione, il rumore del motore e il senso di libertà. Ma anche il desiderio di distinguersi e di esprimere la propria individualità.
Tradotto: “non è vero che voglio più bene alla mia auto che a te! Anche se mi hai scoperto in garage che mi stavo tirando una sega accarezzando il fanali della mia Giulia Quadrifoglio…ti garantisco che mi piaci anche te!

L’auto d’epoca: nostalgia, gusto, unicità
Chi conserva o guida un’auto storica non lo fa (solo) per viaggiare. Lo fa per stile, memoria e identità. È spesso una persona riflessiva, attenta ai dettagli e con un certo orgoglio controcorrente.
Tradotto: “stai dicendo che vuoi lasciarmi? E solo perché mi hai beccato che stavo inculando tua nonna?”.

Il monovolume (o station wagon): equilibrio, famiglia, concretezza
Veicoli spesso sottovalutati, ma chi li sceglie ha una missione chiara: funzionalità. Parliamo di persone che organizzano, pianificano, valutano. Niente fronzoli, solo cose che servono davvero.
Tradotto: “eh no, lo sai anche tu: il sesso si fa solo il venerdì, dalle 21 alle 21 e 10. Oggi è giovedì! Piuttosto, hai preparato la merenda per i nostri dodici figli? Mi raccomando, due fette di pane da 25 grammi ciascuna e 45 grammi di prosciutto, precisa eh, non a occhio come tuo solito”.

E sì, forse meglio se ti liberi del tizio e punti la lesbica seduta al bancone.

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